Quando il bando pubblico per dirigere la formazione professionale privilegia, di fatto, titoli accademici, non siamo di fronte a un dettaglio amministrativo. È una presa di posizione. Lo Stato non riconosce al settore la capacità di esprimere una propria leadership e lo priva, prevedibilmente, di una guida che l’abbia davvero vissuto. È come se, contrariamente a quanto accade nel privato, l’esperienza di chi è cresciuto nel sistema duale avesse valore solo se validata da una laurea accademica. Un vero e proprio “soffitto di cristallo”: una barriera invisibile ma concreta, fatta di criteri di selezione, accessi limitati e riconoscimenti incompleti. La politica rivendica giustamente progressi nella parità di genere, ma fatica ancora a liberarsi da stereotipi di classe quando si tratta di percorsi formativi. È il riflesso di un problema profondo, che nasce da un mancato riconoscimento culturale – tutto ticinese – della formazione professionale. Una svalutazione che si manifesta anche nel linguaggio e nelle scelte istituzionali.
Definire la formazione professionale superiore “terziario non universitario” e “terziario B” significa descriverla per ciò che non è e collocarla, senza troppi giri di parole, in una gerarchia di valore. Riconoscere, a parità di requisiti, salari inferiori e carichi di lavoro maggiori nel professionale rispetto al medio superiore smentisce, nei fatti, ogni proclamata pari dignità. Non è un equivoco. È una gerarchia.
Si tratta di messaggi e scelte che producono effetti concreti: orientano le decisioni delle famiglie e dei docenti, condizionano i datori di lavoro e plasmano l’autopercezione di apprendisti e professionisti del settore. Il sistema, così, rafforza dinamiche che a parole dichiara di voler correggere. Non è un caso se il tasso di liceizzazione in Ticino è tra i più alti della Svizzera. Se vogliamo che i giovani credano davvero nell’apprendistato, lo Stato deve essere il primo a dimostrarlo. Altrimenti continueremo a celebrare l’apprendistato a parole, salvo escluderlo proprio nel momento in cui si tratta di scegliere chi deve guidarlo. E finché sarà così, il soffitto di cristallo del saper fare resterà perfettamente intatto.
Tiziano Zanetti, laRegione, 30 aprile 2026