Risposta alla consultazione - Aggiornamento del Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP)

Osservazazioni e proposte da parte del Partito Liberale Radicale Ticinese (PLRT) e dell’Associazione Libertà, Energia, Ambiente (LEA)

1. Premessa
La revisione del Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP) rappresenta un passaggio importante e atteso nella gestione del territorio fuori dalle zone edificabili del Cantone Ticino.

Dopo oltre dieci anni dall’entrata in vigore del PUC-PEIP originale, l’aggiornamento dello strumento non è soltanto opportuno, ma pienamente giustificato sotto il profilo giuridico, pianificatorio, politico e sociale. L’esperienza maturata nel corso della sua applicazione ha infatti permesso di verificarne punti di forza, limiti e criticità, offrendo oggi una base solida per un’evoluzione consapevole e mirata.

La presente presa di posizione intende quindi esprimere un giudizio complessivamente positivo sulla revisione proposta, riconoscendo gli obiettivi già raggiunti e lo sforzo profuso dall’Amministrazione cantonale, ma al contempo sollecitando un approccio ulteriormente coraggioso e aperto, coerente con le recenti evoluzioni del quadro federale e con le aspettative delle regioni periferiche del Cantone.

2. Il PUC-PEIP: uno strumento necessario e utile
È opportuno ricordare il contesto in cui il PUC-PEIP è nato. Prima della sua introduzione, il Cantone Ticino si trovava in una situazione di forte tensione con le autorità federali competenti in materia di pianificazione del territorio. L’assenza di uno strumento cantonale strutturato e riconosciuto per la gestione degli edifici rurali fuori zona edificabile aveva di fatto condotto a una situazione di stallo, con un blocco quasi generalizzato delle possibilità di intervento edilizio sui rustici.

In questo quadro, il PUC-PEIP ha rappresentato una svolta fondamentale. Esso ha consentito di:

  • ristabilire un dialogo istituzionale con la Confederazione;
  • fornire una base legale chiara e condivisa per la tutela dei paesaggi rurali tradizionali;
  • sbloccare numerose situazioni edilizie, permettendo interventi di recupero e valorizzazione prima difficilmente realizzabili.

I risultati conseguiti nel corso di oltre quindici anni di applicazione dimostrano l’utilità concreta dello strumento. Le numerose licenze edilizie rilasciate, i progetti di recupero realizzati e i contributi per il rifacimento dei tetti in materiali tradizionali testimoniano che il PUC-PEIP non ha rappresentato un mero vincolo, bensì un’opportunità per la conservazione attiva del patrimonio edilizio rurale.

3. Un impianto originario rigoroso e restrittivo
Occorre tuttavia riconoscere che il PUC-PEIP originale è il frutto di un compromesso chiaro con l’autorità federale, maturato in un contesto politico e giuridico particolarmente delicato. Tale compromesso ha portato alla definizione di un impianto normativo molto rigoroso e restrittivo.

Questo approccio, se da un lato ha garantito una solida legittimazione federale dello strumento, dall’altro ha generato nel tempo numerose discussioni e malumori a livello locale. Proprietari di rustici, artigiani, progettisti e autorità comunali hanno spesso percepito le norme come eccessivamente rigide, talvolta difficili da interpretare e applicare nella pratica.

In particolare, sono emerse criticità legate a:

  • limiti molto stringenti sugli ampliamenti e sulle sopraelevazioni;
  • prescrizioni dettagliate e talvolta percepite come sproporzionate in materia di aperture, facciate e tetti;
  • un approccio che, in alcuni casi, è stato vissuto come “museale”, poco attento alle esigenze funzionali minime necessarie per rendere un edificio effettivamente utilizzabile e mantenuto nel tempo.

Queste criticità non mettono in discussione i principi di fondo del PUC-PEIP, ma indicano chiaramente la necessità di un’evoluzione dello strumento, alla luce dell’esperienza applicativa e delle mutate condizioni quadro.

4. Una revisione resa possibile anche dal nuovo quadro federale e da un’attività parlamentare propositiva in materia di rustici
La revisione oggi in consultazione si inserisce in un contesto profondamente mutato rispetto a quello del 2010. In particolare, la recente modifica della legislazione federale in materia di pianificazione del territorio (LPT e OPT) ha recepito una proposta del deputato ticinese Fabio Regazzi, introducendo un cambiamento di paradigma significativo.

Il passaggio da un’impostazione basata sull’immutabilità sostanziale dell’edificio a un approccio fondato sulla conservazione delle “caratteristiche essenziali” dell’aspetto esterno, della struttura edilizia basilare e dei dintorni apre nuove possibilità di intervento. Si tratta di un’evoluzione importante, che riconosce la necessità di una maggiore flessibilità, senza rinunciare agli obiettivi di tutela.

A ciò si aggiunge un cambiamento nel clima politico a livello federale, in particolare nella conduzione del DATEC, che sembra oggi maggiormente sensibile alle esigenze delle regioni periferiche e alla valorizzazione del patrimonio costruito esistente quale risorsa per uno sviluppo territoriale sostenibile.

Non possono infine essere ignorati i diversi atti parlamentari promossi dal deputato Aron Piezzi, a nome del PLR e in collaborazione con esponenti di altri partiti, volti a denunciare un approccio eccessivamente rigido e a promuovere i necessari adeguamenti legislativi.

In particolare, si richiama la mozione del 23 gennaio 2023 «Rustici fuori zona edificabile: un nuovo approccio è indispensabile per salvare il nostro patrimonio costruito», approvata dal Gran Consiglio il 12 marzo 2024. Con tale atto il Consiglio di Stato è stato invitato ad attivarsi presso la Conferenza dei Cantoni alpini e, tramite le deputazioni alle Camere federali, a promuovere la revisione della Legge sulla pianificazione del territorio, nonché ad aggiornare l’apparato normativo del PUC-PEIP.

5. La proposta in consultazione: un passo nella giusta direzione
La proposta di revisione del PUC-PEIP coglie in larga misura queste nuove opportunità. In particolare, sono da salutare positivamente:

  • l’adeguamento formale e sostanziale delle norme di attuazione al nuovo quadro federale;
  • il tentativo di rendere le disposizioni più chiare e meno ridondanti;
  • il passaggio da un diritto prevalentemente negativo (elenco di divieti) a un’impostazione più orientata a definire ciò che è consentito;
  • la volontà di superare alcuni limiti rigidi, come quello uniforme per le sopraelevazioni, introducendo una valutazione più aderente alle caratteristiche specifiche dei singoli edifici.

Questi elementi dimostrano uno sforzo reale di aggiornamento e una volontà di rispondere alle criticità emerse nel corso degli anni.

Dal profilo formale va invece segnalato che la comparazione puntuale tra le Norme di attuazione attualmente in vigore e la nuova versione delle NAPUC-PEIP posta in consultazione risulta complessa. La revisione non si limita infatti a modifiche puntuali, bensì propone una riorganizzazione sostanziale della struttura normativa, con una numerazione degli articoli profondamente diversa e una riscrittura complessiva della loro impostazione. Tale scelta, pur comprensibile nell’ottica di un adeguamento al nuovo quadro giuridico e allo standard LST, rende più difficile un confronto diretto articolo per articolo e richiede uno sforzo interpretativo supplementare da parte dei destinatari della consultazione.

6. Margini ulteriori di interpretazione e di apertura
Pur riconoscendo i passi avanti compiuti, la presente presa di posizione ritiene che vi siano ancora margini di miglioramento e di interpretazione più ampia, coerente con lo spirito delle recenti modifiche federali.

Ciò vale in particolare per due ambiti centrali, l’estensione dei comprensori PUC-PEIP e le norme di attuazione.

a) Estensione dei comprensori PUC-PEIP
Alla luce delle sentenze del Tribunale cantonale amministrativo e dell’esperienza maturata, appare opportuno interrogarsi se l’estensione dei comprensori prevista dalla revisione sia sufficientemente ambiziosa. In alcune regioni periferiche, caratterizzate da un forte valore paesaggistico e da una presenza significativa di edifici rurali tradizionali, una delimitazione più generosa potrebbe contribuire in modo determinante a contrastarne l’abbandono e il degrado.

È importante che la verifica puntuale dei comprensori sia effettuata sul piano locale, dove le conoscenze storiche e culturali riferite al territorio sono più presenti.

Si chiede pertanto al Dipartimento del territorio di considerare con attenzione le proposte di ampliamento del comprensorio del PUC-PEIP che dovessero emergere da Comuni, Patriziati, enti di vario genere e anche da privati.

Dall’approvazione parlamentare del PUC-PEIP del 2010 a oggi, in diverse località del Cantone sono nate associazioni e fondazioni attive nella tutela e valorizzazione del patrimonio costruito situato al di fuori del comprensorio PUC-PEIP, alcune delle quali hanno già realizzato progetti concreti. Tali iniziative risultano particolarmente preziose non solo per il recupero architettonico, ma anche per la loro valenza pubblica, culturale, sociale e comunitaria. Questa intraprendenza non va frenata, bensì sostenuta e incentivata, anche attraverso una riconsiderazione di scelte che, alla luce dell’esperienza, si sono rivelate poco lungimiranti.

Particolarmente delicati e meritevoli di attenzione sono i comparti situati nelle fasce pedemontane alle spalle dei nuclei tradizionali, spesso esclusi dal PUC-PEIP e quindi esposti al rischio di abbandono e degrado. Qualora tali aree non dovessero essere reintegrate nel comprensorio, si chiede al Dipartimento del territorio di coinvolgere gli enti locali, eventualmente tramite gli Enti regionali di sviluppo, e di promuovere una mappatura mirata di tali zone, volta a individuare adeguate soluzioni pianificatorie e procedurali, per evitare la perdita definitiva di questi patrimoni.

Spetterà in primo luogo agli Enti locali e ai privati promuovere iniziative progettuali di tutela e valorizzazione; il Cantone dovrà tuttavia svolgere un ruolo attivo di accompagnamento e supporto, evitando che l’azione pubblica si traduca in un ostacolo. In questo contesto, non si esclude la possibilità di promuovere ulteriori atti parlamentari volti a rafforzare tale approccio.

b) Norme di attuazione
Nel merito delle modifiche, anche sul piano normativo, pur nel rispetto dei principi di tutela, dovrebbe essere esplorata una maggiore elasticità interpretativa, soprattutto laddove interventi misurati e ben progettati consentano di garantire un uso duraturo degli edifici senza comprometterne i valori essenziali. In questo senso, la nozione di “caratteristiche essenziali” dovrebbe essere declinata in modo pragmatico, evitando un’applicazione eccessivamente difensiva.

La revisione delle NAPUC-PEIP deve essere letta alla luce della modifica dell’art. 24d della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT), approvata dal Parlamento federale il 29 settembre 2023, nonché della conseguente revisione dell’art. 39 dell’Ordinanza sulla pianificazione del territorio (OPT), approvata dal Consiglio federale il 15 ottobre 2025. Il nuovo diritto sostituisce il principio dell’immutabilità sostanziale degli edifici con quello della conservazione delle caratteristiche essenziali dell’aspetto esterno, della struttura edilizia basilare e dei dintorni.

Anche le sentenze del TRAM del 20 dicembre 2023, pur confermando la validità generale del PUC-PEIP, hanno ribadito la necessità di un’applicazione proporzionata e coerente con il diritto superiore, invitando l’autorità pianificatoria a riconsiderare sia i perimetri sia alcune modalità applicative dello strumento.

In base alle considerazioni appena esposte, di seguito sono esposte alcune proposte di testo normativo esteso per gli articoli delle Norme di attuazione (NAPUC-PEIP) ritenuti determinanti nell’ambito della presente consultazione. Allo stesso tempo, per alcuni articoli sono formulati commenti all’indirizzo dell’autorità cantonale volti ad estendere il margine di manovra consentito dalle norme in questione.

L’insieme delle osservazioni riportate di seguito è ripreso per esteso nei due Allegati in coda a questa presa di posizione. L’Allegato 1 espone una tabella comparativa volta a permettere un confronto diretto tra gli articoli delle norme messe in consultazione e le proposte di modifica formulate da PLRT/LEA; l’Allegato 2 descrive invece in modo discorsivo lo spirito di queste proposte, concentrandosi sugli aspetti più politici della questione.

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